L’ANNO CHE È STATO L’ANNO CHE VERRÀ

Orietta AntoniniPordenone – So cosa è successo nel 2015. Il 2016 spero sia migliore…
Ripercorrendo con il pensiero ciò che abbiamo fatto, capisco perché ci sentiamo un po’ stanchi.
Abbiamo attivato e completato il Codice Etico e il modello organizzativo di cui alla L. 231, cercando di prestare attenzione alla sostanza, di farlo diventare un momento di riflessione diffusa su ciò che facciamo e sul come lo facciamo, ma anche su come lo possiamo migliorare a beneficio del benessere delle persone, piuttosto che concentrandoci sulla sola attenzione al monitoraggio procedurale.
Abbiamo gettato le fondamenta per un nuovo investimento nella salute mentale nell’area veneziana, abbiamo fiducia che la nostra esperienza possa essere utile ai percorsi riabilitativi e di cura delle persone che soffrono di disturbi mentali.
Ma siamo anche consapevoli che le intenzioni non sempre si traducono in azioni. Il nostro pensiero, in questo momento, va alla perdita dei servizi dell’Azienda sanitaria di San Donà di Piave, che ci costringe a interrompere l’attività importantissima che i molti soci lavoratori, lì impiegati da tanti anni a Portogruaro e Concordia Sagittaria, hanno proficuamente svolto. A tutti loro va il nostro ringraziamento, con l’auspicio di aver contribuito a mantenere le persone al centro del servizio, con la speranza di poterci incontrare nuovamente.
Vorrei che nel 2016 sparissero i paradossi che ci vedono coinvolti nei percorsi di cura che poggiano le proprie visioni su gare d’appalto sterili, anacronistiche e ottuse, perché non si curano che delle esigenze di prezzo o di chi le propone. Paradossi che trasformano qualunque politica di inclusione sociale in una questione di budget, paradossi che fanno sì che i profughi dormano all’aperto anche quando c’è un capannone che potrebbe dare loro ricovero.
Siamo consapevoli che il welfare pubblico sta arretrando, così come siamo convinti che ci debba essere un welfare universalistico che assicuri pari dignità alle persone.
Per queste ragioni affianchiamo al nostro normale impegno – nelle gare tradizionali e verso un doveroso (speriamo più proficuo) dialogo con la pubblica amministrazione – nuove progettualità di welfare diffuso con investimenti diversificati. Nelle sperimentazioni di nuovi modelli, progetti e partenariati, nella Rete di servizi ComeTe, in FAB, nei progetti europei. Un impegno che potenzia l’attività quotidiana nelle case di riposo, nei servizi socio educativi territoriali e domiciliari, nei servizi alla disabilità.
Non tutti vanno, però, a buon fine. Non è successo per la Casa Alloggio di Andreis, dove Itaca era presente da più di vent’anni. Non sono emerse alternative sostenibili al prosieguo del servizio, che cesserà la sua attività a fine anno. Anche alle socie lì impegnate, agli ospiti e ai loro familiari, va il nostro grazie.
Nel corso del 2015, in territorio veneto, abbiamo concluso il percorso con la Cooperativa sociale Thauma che dal 1° gennaio 2016 proseguirà la sua esperienza di servizi di politiche giovanili, e non solo, insieme e all’interno di Itaca. A loro il nostro benvenuto. Mentre non è ancora conclusa – e ci auguriamo che si concretizzi a breve – l’acquisizione definitiva dei servizi alla prima infanzia dell’ex Cooperativa Cobitec, le cui ex socie hanno scelto Itaca per dare continuità al loro impegno e mantenere i servizi a favore delle famiglie.
Forse, per l’anno 2016 dovrò e dovremo migliorare la nostra comunicazione esterna sulla professionalità nel nostro lavoro sociale, che si basa sull’attività quotidiana di educatori e operatori socio assistenziali. Non è ancora una battaglia vinta il riconoscimento professionale, piuttosto che conseguenti azioni formative riconosciute, di migliaia di educatori e operatori assistenziali che in Friuli Venezia Giulia sono privi di adeguato titolo, ma che comunque sorreggono il sistema pubblico dei servizi sociali. E lo fanno anche grazie ad una intensa attività formativa “sul campo”.
Abbiamo continuato ad investire su un’organizzazione che, poggiando prevalentemente sul lavoro femminile, fa della flessibilità, e di altri strumenti di conciliazione famiglia-lavoro, uno dei suoi assi portanti. Abbiamo rinnovato, per quanto possibile, alcuni strumenti partecipativi (le assemblee separate, un nuovo regolamento elettorale) per dire di più e meglio la Cooperazione che siamo e che vorremmo essere. Nel 2016, il rinnovo del Consiglio di amministrazione potrà consentirci di rafforzare il lavoro nei territori.
Possiamo, dunque, essere anche un po’ stanchi, a volte un po’ arrabbiati (almeno io). Ma abbiamo ancora voglia di combattere per una Cooperazione Sociale che sia riconosciuta, apprezzata, pulita…
Tutto questo anche grazie a voi socie e soci della Cooperativa Itaca!
Grazie e buone feste.

Orietta Antonini
Presidente

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